Luisa Pedrazzini racconta Porta Genova, la soglia tra la ferrovia, i Navigli e la città. Un luogo che, nel tempo, ha cambiato funzione e significato, conservando le tracce delle sue molte storie e trasformazioni.
L’articolo anticipa il percorso che Italia Nostra organizzerà alla fine di ottobre: una camminata narrativa in cuffia, dallo scalo di Porta Genova a quello di San Cristoforo, lungo il Naviglio Grande. Un itinerario per leggere il paesaggio attraverso la sua storia e memoria per comprendere come si siano trasformati gli spazi della città e avere idee su nuove proposte. L’iniziativa sarà anche un’occasione di avvicinamento al convegno dedicato al confronto pubblico sul piano strategico della futura Spina Verde del Naviglio Grande.
Da snodo ferroviario a spazio del consumo: la metamorfosi di Porta Genova

Toponasticamente, la piazza di Porta Genova non esiste. Non è una piazza, ma un piazzale: il suo nome corretto è Piazzale Stazione Genova. Secondo la definizione della Treccani, il “piazzale di stazione” è:
«[…] la zona recintata su cui si sviluppano gli impianti necessari per l’esercizio e i servizi di una stazione ferroviaria: si distinguono il piazzale interno, nel quale trovano posto le apparecchiature e gli impianti ferroviari veri e propri, e il piazzale esterno, destinato ad accogliere i mezzi di trasporto che collegano la stazione col centro, o con i centri abitati da essa serviti».
La sua natura è quindi quella di luogo di smistamento, di snodo tra diversi sistemi di mobilità. Ma il piazzale di Porta Genova non è soltanto un nodo del trasporto urbano: ancora oggi è uno dei luoghi in cui si leggono con maggiore evidenza le trasformazioni di Milano tra Ottocento, industrializzazione, navigli, ferrovie e gentrificazione contemporanea.
È anche uno snodo di umanità. A tutte le ore del giorno e della notte si incontrano persone in movimento: crocicchi di rider, mezzi pubblici e taxi, gruppi di turisti che brancolano in cerca dei Navigli e, fino a pochi anni fa, frotte di pendolari che entravano e uscivano dalla stazione per essere fagocitati dall’antro della metropolitana.
La “porta” della città e il rapporto con i Navigli

Il piazzale di Porta Genova è la storica “antiporta” della città, collocata prima dell’antico ingresso segnato dai due caselli daziari ottocenteschi lungo la cinta delle mura spagnole, aperta verso la strada per Genova. Per secoli da qui sono transitati merci, carri e viaggiatori diretti verso il porto ligure, fondamentale per i commerci milanesi.
Porta Genova rappresenta il punto di connessione tra la città storica e il sistema dei Navigli imperniato sulla Darsena, per secoli vero hub urbano del commercio fluviale milanese. Un sistema formato dalla Darsena, dal Naviglio Grande e, poco distante, dal Naviglio Pavese, dove fino al Novecento arrivavano barconi carichi di sabbia, legname, carbone, vino e prodotti agricoli.
Questo luogo segnava anche il confine tra la città borghese e quella popolare. Era un’area di magazzini, osterie, cortili artigiani, depositi ferroviari e piccole industrie: una Milano operaia e commerciale, molto diversa dall’immagine turistica e rumorosa dei Navigli contemporanei.
La stazione e il sistema del trasporto urbano

Il piazzale di Porta Genova conserva ancora oggi il carattere storico dell’epoca in cui la stazione iniziò a operare, nel 1870, come capolinea della linea Milano–Mortara. L’edificio attuale, pur nel suo stato di decadenza, mantiene l’atmosfera delle stazioni di inizio Novecento: pensiline in ferro, binari a raso, rapporto diretto con il quartiere.
Per decenni la stazione è stata una porta ferroviaria fondamentale per il trasporto delle merci agricole provenienti dalla Lomellina, per i pendolari e per i traffici industriali diretti verso il sud-ovest lombardo. Intorno ad essa sorsero scali merci e officine ferroviarie che hanno segnato profondamente l’identità del quartiere.
Porta Genova è anche uno dei luoghi simbolo della Milano dei tram: ancora oggi vi transitano i celebri “Carrelli” degli anni Venti e il piazzale conserva una struttura fortemente legata alla mobilità storica milanese. Nel secolo scorso il quartiere era abitato da ferrovieri, operai, scaricatori, artigiani e piccoli commercianti con le loro famiglie. Molti racconti letterari e cinematografici dedicati alla Milano popolare evocano atmosfere simili a quelle di Porta Genova e dei Navigli.
La trasformazione di Porta Genova

Come in molte altre grandi città europee, negli ultimi trent’anni l’area è cambiata radicalmente. I magazzini dismessi sono stati trasformati in locali e showroom; è cresciuta la movida dei Navigli e il piazzale della stazione ha assunto un ruolo fondamentale nell’orientamento e nello smistamento dei flussi turistici e della vita notturna del quartiere.
Con il Fuorisalone della Milano Design Week, il recupero della Darsena in occasione di EXPO 2015 e la progressiva crescita della movida, Porta Genova è diventata uno dei luoghi più frequentati della città. Anche il piazzale ha seguito questa trasformazione, assumendo sempre più il carattere di spazio di aggregazione spontanea e stagionale.
Tutto questo continua però ad avere come scenario edifici che conservano le tracce della vecchia infrastruttura urbana: binari, cortili ferroviari, facciate industriali, pavimentazioni storiche. È ancora un luogo identitario, ma spesso frequentato da users alienialla sua memoria storica: un punto di passaggio verso le vicine destinazioni del consumo urbano dei Navigli, con i locali e gli showroom trendy.
Porta Genova resta uno dei pochi luoghi di Milano in cui ferrovia, acqua e trasporto urbano storico convivono ancora visibilmente nello stesso spazio, ad esempio nei binari del tram integrati nella piazza. In questo tessuto edilizio ottocentesco sembra quasi che, più degli abitanti — forse ormai scomparsi — sia il luogo stesso a reclamare la propria identità, anche in opposizione al recente camouflage urbano fatto di “soluzioni temporanee”: panchine, rastrelliere e grandi vasi verdi installati dal Comune di Milano, che hanno trasformato il piazzale in uno spazio sociale per certi aspetti artificiale. Alla fine, ancora oggi, Porta Genova resta una grande spianata caotica, assolata o gelida secondo le stagioni, con la stazione in declino da un lato e il traffico costante dall’altro.
Arch. Luisa Pedrazzini
